È di pochi giorni fa la notizia di un famoso rapper che ha fatto tingere di fucsia il mantello del suo chihuahua; e proprio questa mattina sono stati ritrovati, nel grossetano, sei cuccioli nel cassonetto.
Non si capisce bene, a livello cognitivo, quale bizzarra molla di stupidità possa scattare nell’umano prima di compiere certi gesti.
Ma ciò su cui bisogna riflettere è che, a gesti estremi e di ovvio maltrattamento come questi, possono subentrarne altri, meno impattanti e gravi, ma non meno importanti, perché riguardano proprio la specie canide, quindi il nostro amato amico canis lupus familiaris.

Ci sono tanti modi di maltrattare un cane e uno fra tutti, anche se in buona fede, è quello di trattarlo come un essere umano, snaturando di fatto completamente il suo modo di essere cane.
Il cane è un essere senziente, un individuo che appartiene a un’altra specie animale, con bisogni ed esigenze etologiche diverse da quelle umane.
Pertanto potremmo fare un elenco di alcune violenze passive o equivoci, in particolare di cosa lo snatura e non andrebbe fatto:

  • Utilizzare la traversina per i suoi bisogni senza mai farlo uscire di casa
  • Portarlo a spasso all’interno di un passeggino o di un cestino da bicicletta
  • Trasportarlo al guinzaglio in bicicletta (è un reato)
  • Tagliargli coda e orecchie per esigenze estetiche (è un reato)
  • Non farlo socializzare liberamente con altri cani nelle giuste condizioni
  • Tenerlo sempre in giardino, anche se grande
  • Non permettergli di bagnarsi le zampe perché non sporchi casa
  • Farlo vivere solo in giardino perché perde i peli
  • Lasciarlo in balia di bambini poco educati al corretto approccio
  • Non permettergli di annusare liberamente durante la passeggiata
  • Non slegarlo nemmeno in aperta campagna per paura che scappi
  • Sgridarlo e inveirgli contro perché ha fatto delle deiezioni in casa

E l’elenco potrebbe continuare ancora. Ma la cosa più importante è che il cane è un essere sociale, quindi adora fare parte di un branco/famiglia.

Pertanto, fate in modo che possa esprimere la sua caratteristica etologica peculiare, la socialità. La mancanza di questa espressione potrà provocare problematiche comportamentali in età futura.
Se davvero pensate di amare e rispettare il vostro amico, di amarlo come i vostri figli o più della vostra vita, imparate proprio ad ascoltarlo e non a comandarlo. Imparate a rispettarlo e a gratificarlo a seconda dei suoi bisogni di specie o disposizioni di razza.
Concludo con una frase famosa di J. Prévert che, secondo me, racchiude parte del significato di questo articolo: “lasciate entrare il cane coperto di fango, si può lavare il cane e si può lavare il fango. Ma quelli che non amano né il cane né il fango… quelli no, non si possono lavare”.

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